BLOG DI SALVATORE CAPO

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lunedì 25 marzo 2013

Erzsebet Bathory - La contessa sanguinaria

Erzsebet Bathory

Erzsebet Bathory, conosciuta anche come Elisabetta Bathory (Nyirbator 07/08/1560 - Cacthice 21/08/1614), fu una leggendaria serial killer ungherese, considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria. E' soprannominata La Contessa Dracula o La Contessa Sanguinaria, perché torturava e uccideva giovani donne, faceva il bagno con il loro sangue e lo beveva per far ringiovanire la pelle. Le vittime accertate sarebbero 100, ma all'epoca se ne sospettavano 300; secondo un diario trovato a casa sua, durante le perquisizioni, le vittime sarebbero 650, ma gli storici preferiscono la stima di 100 - 300. 




Nacque a Nyirbator, un villaggio nel Nord-Est dell'attuale Ungheria, ma venne allevata nella proprietà di famiglia di Ecsed, in Transilvania. La sua famiglia (i Bathory- Ecsed) faceva parte della casata dei protestanti ungheresi. Fin da bambina dava segni di squilibrio passando repentinamente dalla quiete alla collera; nella sua famiglia non mancavano malattie del sistema nervoso (epilessia, schizofrenia e altri disturbi mentali) a causa della consanguineità (suo padre aveva sposato una sua cugina).
All'età di 11 anni si fidanzò con Ferenc Nadasdy, di sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nadasdy di Sarvar nel Transdanubio, presso il confine austriaco.
All'età di 13 anni incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini.
L'8 maggio 1575, quindicenne, sposò Ferenc Nadasdy a Vranov nad Topfou, presso Presov (l'attuale Slovacchia). Al matrimonio fu persino invitato il sovrano del Sacro Romano Impero Massimiliano II, che a causa della lontananza non poté partecipare, ma inviò una delegazione con un costoso gioiello come regalo di nozze. Il marito era crudele e spietato, amava torturare i servi, ma non li uccideva. Egli era quasi sempre lontano per combattere i turchi e la responsabilità del castello di Sarvar era affidata a Erzsebet.
Per vincere la noia, la giovane trascorreva la giornata davanti allo specchio, aiutata dalle sue damigelle, cambiando abito, pettinatura e gioielli anche quindici volte al giorno. Chiedeva ripetutamente alle damigelle conferma della sua bellezza. Nell'anticamera aveva anche fatto costruire un laboratorio dove distillava creme e unguenti per il corpo. 
Verso i 18-19 anni, Erzsebet ebbe una figlia illegittima che venne affidata ad un contadino. Nella leggenda popolare si dice che questa bambina sia la progenitrice di alcune delle famiglie più antiche della zona, quali i Mansfeld, i Riddler e gli Helbinger. Nei primi 10 anni di matrimonio non ebbe figli, ma nei successivi 9 anni partorì tre figlie e un figlio.
Per passare il tempo, quando il marito era lontano di casa, Erzsebet cominciò a far visita alla contessa Karla, sua zia, e a partecipare alle orge da lei organizzate. Nello stesso periodo conobbe Dorothea Szentes, una esperta di magia nera, e il suo servo, Thorko,  dai quali fu incoraggiata ad apprendere le pratiche di stregoneria.
Erzsebet puniva duramente le sue serve. Ad esempio, se una cameriera aveva chiacchierato mentre rammendava, Erzsebet  le cuciva la bocca con filo nero; se aveva rubato del denaro, veniva cosparsa di miele e legata ad un albero, preda di bestie piccole e grandi. Inoltre, con le sue serve aveva rapporti lesbici e poi le martoriava conficcando spilli nei loro corpi. Si dice che un giorno dopo averne schiaffeggiata una, alcune gocce del suo sangue colarono dal naso di questa sulla mano della contessa. In seguito, Erzsebet, credette che in quel punto della mano la pelle fu ringiovanita. Consultò i suoi alchimisti, i quali, pur di compiacerla, si inventarono la storia di una giovane vergine il cui sangue aveva avuto effetti analoghi sulla pelle raggrinzita di un aristocratico. La contessa, così, si convinse che fare abluzioni nel sangue di giovani vergini, o berlo, le avrebbe garantito la giovinezza eterna. 
Si stima che tra il 1585 ed il 1610 abbia cominciato a torturare e uccidere barbaramente giovani contadine e, in seguito, anche le figlie della piccola nobiltà. Il marito e i parenti sapevano delle sue inclinazioni sadiche, ma non intervennero. Nel 1604 muore il marito e la Bathory diviene estremamente potente.
Nel 1609 istituì nel suo castello una accademia che aveva come fine (ma solo formale) l'educazione di ragazze provenienti da famiglie agiate. Le sue vittime venivano spogliate, incatenate a testa in giù e seviziate:  Erzsebet conficcava spilloni nelle loro carni, bruciava i loro genitali con le candele e infilzava aghi sotto le unghie e nei capezzoli.  Le loro gole venivano recise e il sangue che scorreva lungo i corpi veniva raccolto. Si narra che la contessa abbia fatto costruire da un orologiaio svizzero un marchingegno chiamato "Vergine di Ferro", con la forma di una donna dai lunghissimi capelli biondo argenteo che arrivavano fino ai piedi. Ogni qualvolta che una ragazza le si  avvicinava, la Vergine di Ferro alzava le braccia e stringendola con una morsa mortale la uccideva, trapassandola con dei coltelli acuminati fuoriusciti dal petto.
Quando le denunce delle sparizioni delle signorine aristocratiche arrivarono alla Chiesa Cattolica, l'Imperatore Mattia II intervenne ordinando un'indagine sulla contessa. Gli inviati dell'Imperatore entrarono di nascosto nel castello e colsero sul fatto la Bathory mentre torturava alcune ragazze; furono trovati in molte stanze anche diversi cadaveri e donne ancora vive in prigione con parti del corpo amputate. La contessa fu incriminata e murata viva, con un solo foro per l'aria e per ricevere il cibo. Morì suicida quattro anni più tardi, lasciandosi morire di fame in cella. Altre quattro persone furono incriminate di complicità e torturate

Erzsebet Bathory è diventata un personaggio del culto vampiresco. Erroneamente veniva considerata come discendente di Vlad III Dracula (conosciuto come Dracula), principe di etnia romena, mentre ella era contessa di etnia magiara; infatti nell'albero genealogico non sembrano essere presenti antenati romeni.
Sicuramente è stata la più sanguinaria serial killer donna della storia.



domenica 19 agosto 2012

Necronomicon - Il libro dei morti


Il Necronomicon, l'antico libro di magia nera contenente formule e rituali per evocare demoni, scritto con sangue umano e rilegato con pelle umana, come si racconta, è realmente esistito o si tratta di una finzione?
A questa domanda che molti si pongono, darò una risposta secca e immediata: non è mai esistito!
Si tratta di un'invenzione letteraria di un grande scrittore di horror, Howard Philips Lovecraft. Secondo lo scrittore, l'opera dal titolo originale in arabo Al Azif ("Azif" è l'allocuzione letteraria usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni dovuti agli insetti, che si supponevano essere l'ululato dei demoni), fu redatto da un arabo pazzo, Abdul Alhazred, un poeta di Sanaa, capitale dello Yemen, vissuto nell'VIII secolo d.C. Fece molti misteriosi pellegrinaggi fra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis e trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell'Arabia Meridionale, il  Raba El Khaliyeh (o "Spazio vuoto" degli arabi antichi), e Dahna (o "Deserto cremisi" dei moderni), ritenuto dimora di spiriti maligni. Trascorse gli ultimi anni della propria vita a Damasco, dove scrisse Al Azif intorno al 730 e dove morì in circostanze misteriose (si dice fatto a pezzi da un demone invisibile davanti a numerosi testimoni) nel 738.
Egli, nella sua pazzia, affermava di aver visitato Irem, la città delle Mille Colonne, e di aver trovato, tra le rovine di un antico villaggio desertico, le cronache di una civiltà e di una razza più antiche dell'umanità.
La parola Necronomicon potrebbe significare "La descrizione delle Leggi dei Morti" (dal greco nekros, "cadavere"; nomos, "legge"; eikos, "immagine, descrizione"), oppure "Il libro dei Nomi dei Morti", se il secondo segmento del titolo deriva da onoma (nome, titolo di libro).
Il Necronomicon è un espediente letterario di Lovecraft per dare verosimiglianza ai suoi racconti (infatti è citato in molti dei suoi racconti). Quando anche altri scrittori cominciarono a citare il Necronomicon nei loro racconti e anche i suoi fan cominciarono a credere alla sua reale esistenza, lo stesso Lovecraft si sentì costretto a confessare che si trattava soltanto di una sua invenzione.
Esiste una cronologia storica (fittizia) del Necronomicon:
 
- 730, Abdul Alhazred scrive il libro in arabo a Damasco intitolato Al Azif;
- 950, Teodoro Fileta, a Costantinopoli, traduce il libro in greco col titolo di Necronomicon;
- 1050, il vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli, ordina la distruzione di tutte le copie tradotte in greco;
- 1070, Teofilatto traduce di nuovo in greco Al Azif;
- 1228, traduzione in latino del testo in greco dal danese Olaus Wormius;
- 1232, Papa Gregorio IX ordina la distruzione di tutte le copie in latino e greco;
- XV secolo, edizione tedesca in caratteri gotici della traduzione latina;
- 1472, a Lione (Francia) viene pubblicata la prima edizione della traduzione latina di Olaus Wormius;
- 1550, edizione italiana del testo in greco;
- 1580 o 1586, traduzione in inglese del testo in latino, frammentaria e mai stampata, da John Dee e Edward Kelly;
- 1598, traduzione in inglese del testo in latino ad opera del Barone Federico I del Sussex, che la intitola "Cultus Maleficarum", forse meglio conosciuta come "Manoscritto del Sussex";
- 1622, edizione spagnola della traduzione latina.
 
Inoltre, se si esaminassero tutte le opere letterarie di Lovecraft e di altri scrittori che parlano del Necronomicon, si potrebbe stilare un lungo elenco delle copie conosciute che si troverebbero in diverse parti del mondo (ovviamente tutto frutto dell'immaginazione degli scrittori).
Questo è un elenco che ho trovato su Vikipedia, in base alle tracce fornite nei loro racconti dai seguenti scrittori: Bergier, Derleth, Di Tillio, Edwards, Elliott, Hamblin, Herber, Kuttner, Lovecraft, Lumley, Schorer, Willis, Wilson.
  • Una copia, unica al mondo, dell'edizione originale araba, si dovrebbe trovare nella biblioteca della grande lamaseria della Città Senza Nome, in Mongolia.
  • Bibliotèque nationale di Parigi, Francia. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Museo Egizio del Cairo, Egitto. Edizione italiana (Roma, 1550 circa) della versione greca di Teodoro Fileta.
  • Chiesa della Saggezza Stellare di Providence, Rhode Island, USA. Edizione del XVII secolo (incerto se si tratti della edizione tedesca o spagnola) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Field Museum, Chicago, Illinois, USA. Copia in lingua ed edizione ignote.
  • Widener Library, Harvard University, Cambridge, Massachussetts, USA. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Kester Library, Salem, Massachussetts, USA. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Magyar Tudomanyos Akademia Orientalisztikai Kozlemenyei, Budapest, Ungheria. Copia manoscritta dell'originale arabo Al-Azif (dispersa)
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Edizione spagnola completa (Madrid, 1630 circa) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Manoscritto parziale in inglese intitolato Al-Azif, appartenuto fino al 1924 ad Ambrose Dewart.
  • Miskatonic University, Arkham, Massachussetts, USA. Copia frammentaria della traduzione di John Dee appartenuta alla famiglia Whateley fino al 1928.
  • British Museum, Londra, Regno Unito. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius, con traduzione in inglese ad opera di Henrietta Montague.
  • San Marcos University, Lima, Perù. Edizione italiana (Roma, 1550 circa) della traduzione in greco di Teodoro Fileta.
  • Università di Buenos Aires, Argentina. Edizione spagnola (Madrid, 1630 circa) della traduzione in latino di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Vaticana, Città del Vaticano, Italia. Edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Vaticana, Città del Vaticano, Italia. Manoscritto greco attribuito a Michele Psello ma in realtà traduzione di Teofilatto di Al Azif.
  • Zebulon Pharr Collection, Costa Occidentale degli USA. Copia non identificata della traduzione in latino.
  • Biblioteca Centrale dell'Università della California, Los Angeles, USA. Edizione spagnola (Toledo, 1647) della traduzione latina di Olaus Wormius.
  • Biblioteca Pio XII, Università di Saint Louis, Louisiana, USA. Microfilm della edizione tedesca in caratteri gotici (Norimberga, fine XV secolo) della traduzione latina di Olaus Wormius, conservata presso la Biblioteca Vaticana.
Faccio le mie conclusioni dicendo che il terribile Necronomicon non è altro che uno "scherzo letterario", ben riuscito, di un genio della letteratura horror, Lovecraft.
Alcuni studiosi del Necronomicon, però, sostengono che Lovecraft mentiva sulla sua inesistenza, in quanto potrebbe essersi ispirato a una fonte attendibile di cui avrebbe sempre negato l'esistenza, probabilmente per coprire il padre, che era affiliato alla massoneria egiziana fondata da Cagliostro, quindi dotto sulle antiche conoscenze esoteriche.